Tutto e` iniziato con un problema comunicativo di tipo culturale. Alla domanda "Should I wear a suit?" - che sarebbe a dire se mi devo mettere in abito -, mi e` stato risposto che il dress-code per l'evento sarebbe stato "semi-formal". Ah, beh (si, beh), questo spiega tutto e risolve ogni mio dubbio.
Per fortuna questo avveniva di giovedi` mattina, e giovedi` sera ho lezione di "Management of Continuous Improvement". Seduta a fianco a me c'e` Reanna, che ho eletto a mia consulente ufficiale sugli usi e costumi delle popolazioni nordamericane. Mi ha, senza colpo ferire, spiegato che semi-formal = abito.
"E allora, scusa, formal cosa significa?", ho chiesto io, povero europeo ingenuo che non ha mai prestato attenzione ai balli di fine anno nei film americani.
"Formal means you wear a Tuxedo", che poi noi chiameremmo smoking. Ma mi ha anche detto che fortunatamente, a meno che io non vada a un ballo di fine anno in una high school oppure a una cena con gente molto ricca, tipo WASPS o banchieri, non c'e` pericolo che me lo debba mai mettere. Bene, perche` non ci tengo molto a sembrare un pinguino, le ho detto. In Italia, le ho spiegato, se vuoi essere elegante ti compri un bell'abito, se vuoi essere molto elegante ti compri un abito estremamente costoso, tipo Valentino o Armani. Poi ho interrotto la conversazione perche` dovevo sfottere Nachi, un collega indiano tifoso della McLaren. Inoltre il professore ci ha portato biscotti, caramelle e snacks assortiti, quindi dovevo cibarmi.
La mattinata e` inziata con il sottoscritto che ha fatto l'impensabile. Mi sono svegliato alle sei (cosa di cui ancora porto le conseguenze), fatto la barba (non avveniva da molto, e ho paura di aver perso un po` del mio fascino latino), e - cosa ancora piu` terribile - ho indossato l'abito e la cravatta. Bus delle sette e zero cinque, perche` il tutto inizia alle otto e di sabato mattina i bus sono uno ogni ora anziche` uno ogni mezz'ora. E io ho promesso che avrei fatto il giudice per la sezione di italiano di un concorso di declamazione di poesie per ragazzi delle scuole superiori.
Alle otto c'e` la stanza dei giudici che mi aspetta, con cornetti, caffe`, succo d'arancia, paste e pasticcini vari. In effetti non e` cosi` male fare il giudice. Poi ci portano tutti in un altra stanza dove ci spiegano i dettagli della questione: votazioni, procedure, e questioni varie. Dulcis in fundo ci consegnano il nostro fantastico assegno di quaranta dollari procapite per il disturbo. Davvero, non e` male fare il giudice!
Mi informo. Totale partecipanti, circa 160.
Totale iscritti alla categoria Italiano, 1.
La povera fanciulla cel'ha messa tutta, abbiamo votato, e lei ha vinto. Nel frattempo io ho fatto amicizia con diverse vecchine, che altro non erano se non i giudici della competizione di latino. Quando hanno scoperto che ho fatto studi classici erano deliziate e mi hanno prontamente invitato ai loro incontri in cui si rallegrano leggendo antichi classici. Ovviamente mi sono trattenuto a sentire la gara di latino, ero troppo curioso e hanno iniziato con la categoria piu` avanzata. Un brano di Ovidio obbligatorio e tre brani di Virgilio tra cui scegliere il secondo poema. A parte una povera ragazza emozionatissima che si e` femata a meta` recitazione (stiamo parlando di ragazzi di 15-16 anni), il livello mi ha stupito. C'erano in particolare due ragazzi, di cui uno ha meritatamente vinto, che erano davvero bravi: metrica corretta, recitazione a senso, e nessuna incertezza. Sinceramente, non me lo aspettavo.
Nonostante la gara fosse divertente e la compagnia piacevole, dopo non molto tempo sono dovuto andare via, perche` la gioranta di studio mi aspettava e dovevo anche tornare a casa a togliermi l'abito. La mia speranza di restare in incognito e` subito evaporata quando Santiago mi ha raggiunto nel corridoio: "Vai a un matrimonio?". Penso che certe battute siano universali. Lui era vestito normale, pantaloni e maglietta, come molti altri. Alcuni erano in abito, Luca - che insegna italiano - mi ha detto che ho fatto bene. Sara`. Santiago dice che "semi-formal" significa abito se si parla di una cena, altrimenti significa non mettersi i pantaloni corti. Qui ci sono un po` troppe teorie discordanti.
Ora un po` studio, un po` vago per la rete e un po` decido di scrivere un aggiornamento nel blog. Il sonno comincia a farla da padrone e non sono molto concentrato. Potrei approfittarne per andare a casa a fare un po` di pulizie o in lavanderia a fare un po` di bucato. Chissa`, potrei addirittura investire i miei sudati 40 dollari in una cena messicana a domicilio.
Quando vengono idee geniali, si fanno i piani per realizzarle, si acquista il materiale giusto e poi tutto va a farsi benedire, non e` una bella cosa. L'idea geniale era questa: anziche` fare il solito sugo con cui sono solito condire la mia pasta (nei periodi in cui non mi nutro di soli ramen), ho progettato una fantastica ricetta che e` una via di mezzo fra sugo e filling per potermi preparare dei succulenti burritos.
Quest'idea apre nuovi confini inesplorati nella vita culinaria dello studente: si fa una base comune, e poi sono sufficienti alcune lievi modifiche in fase di preparazione finale per ottenere l'una o l'altra cosa: una sorta di mass customization casalinga (sono in business school, quindi ho l'obbligo morale di usare termini fastidiosi e in inglese: sono stato buono, avrei potuto usare "Human Resources").
Ingredienti: macinato di varia foggia (arma segreta: il chorizo), peperoncini assortiti (fondamentalmente cajenna e jalapeno), crushed tomatos (che sono una cosa strana... non e` passata, non sono pomodori in pezzi - che si chiamano diced - sono "pomodori spiaccicati", pero` funzionano), tortillas, cipolle, carote e quant'altro.
Poi succede che arriva un giorno che vince di gran lunga il premio come "giorno peggiore da almeno un po` di mesi a questa parte". Tornare a casa e accendere la luce, che non si accende. Trovare un simpatico messaggio appeso alla porta con termini come "violation" e "power protection department" suscritti. Mi attacco al telefono per cercare di capire cosa sia successo, e mi faccio prestare una torcia elettrica dalla vicina, che deve andarla a recuperare in macchina.
Nel frattempo io le tengo la bambina. Tabitha e` una bambina meravigliosa: avra` poco meno di due anni, i capelli tutti a treccine, e` curiosissima e cerca sempre di entrare a vedere cosa c'e` nel mio appartamento, e mi ha fatto prendere la sacrosanta decisione che se mai avro` una bambina la voglio nera come il cioccolato!
Oviamente alle 10 di sera e` impossibile riuscire ad avere qualunque informazione: il call center e` call center, anche dall'altra parte dell'oceano - e quindi inutile per definizione. Armato della torcia dei vicini, posso sistemarmi a letto cercare di dormire, dopo aver letto per un po` seduto sulla soglia, sfruttando la luce dell'atrio. Prendere sonno non e` facile, perche` i pensieri si attorcigliano nella costruzione di possibili scenari riguardanti le cause di questa inaspettata crisi energetica.
La mattina successiva un paio di telefonate e il mistero si svela. Secondo me le mie parole di qualche settimana fa all'agente immobiliare erano chiare: "Quindi non devo fare niente e da questo mese le bollette arrivano a mio nome?". Risposta affermativa della signora stronza. Invece no: loro hanno semplicemente disdetto e io dovevo chiamare per fare un nuovo contratto a mio nome. Dirmelo sembrava brutto. Dopo svariate chiamate al "power protection department" e un cospicuo esborso di bigliettoni verdi sono ragionevolmente certo che oggi mi riattiveranno la corrente.
E i miei geniali piani culinari? Quando ti staccano la corrente - nel pieno rispetto della legge di Murphy - la staccano esattamente il giorno dopo che hai fatto la spesa, con il risultato che stamattina ho riempito 4 buste di roba che e` finita direttamente nel cassonetto (dimenticavo di dire che ho la cucina elettrica e non a gas, quindi anche l'ipotesi di cucinare tutto il possibile non era praticabile).
Carne macinata, chorizo, e varie altre cibarie che popolavano il mio freezer hanno fatto tale miserrima fine. La popolazione del frigo ha reagito un po` meglio, ma qualche pomodoro moribondo, il burro e svariate altre cose non sono sopravvissute. Non mi azzardo a fare altra spesa finche` non sono sicuro che la corrente sia tornata, nella pia speranza che il latte continui a resistere fino a domattina.
Nel frattempo stamattina trovo ancora una volta rifugio e conforto nel dungeon, svariati piani sottoterra nella mia vera nuova casa: la biblioteca. Oggi non e` cosi` spopolata come di solito avviene di venerdi`, forse perche` domani e` homecoming - che non mi e` ben chiaro cosa sia, ma eleggono la patata dell'anno o qualcosa del genere (nota: fanno davvero la "campagna elettorale", come nei telefilm).
Non mi resta che rimettermi a studiare e crogiolarmi nel ricordo dei miei cinque minuti di fama, postando la scansione della segnalazione apparsa su "City" una decina di giorni fa, come richiesto da Babi.
Basta la vista!!! [cit.]
Come dice il buon Daniele, ho la memoria di un pesce rosso. Sono assolutamente incapace di ricordare i nomi, la qual cosa mi crea non pochi problemi... Se poi ci aggiungiamo che la maggior parte dei miei colleghi si chiama Ha, Hun, Wen e compagnia bella, capite il mio dilemma.
Quando ieri, dirigendomi - guarda caso - in biblioteca ho incontrato una giovane bellezza latinoamericana che mi ha salutato calorosamente, e di cui ho immediatamente ricordato il nome, stavo gia` dandomi delle pacche mentali sulla spalla, compiaciuto da questo insperato risultato delle mi capacita` intellettive. Ci ha pensato il mio amico Hun Min a chiedermi: "da dove viene?". Inutile dire che lo sforzo cerebrale per ricordarne il nome aveva ormai prosciugato le mie forze. Latinoamericana, comunque. Forse Costa Rica o Colombia, chissa`...
Consapevolezza numero uno: memoria da pesce rosso.
Ieri si sono concluse le lezioni di Organizational Behavior, e dopo un po` di chiacchiere e saluti la collega che di solito sta seduta dietro di me si e` avvicinata, mi ha dato il suo biglietto da visita (devo ricordarmi di farmelo anche io! sono fondamentali un questo paese), mi ha detto che sono l'unico del corso a cui l'ha dato e mi ha detto che sono "brilliant". Io questa l'ho avuta dietro per due mesi e non ho mai notato niente. Sara` affascinata dalla mia "brilliantness", oppure vuole scoprir se e` vero quel che si dice intorno agli italiani (che i siano i piu` forniti della virtu` meno apparente)? Io come sempre non capisco, e dovrei svegliarmi.
Consapevolezza numero due: perspicacia e acume da pesce rosso ritardato.
Siccome sto vivendo in biblioteca 28 ore al giorno 9 giorni su 7, e` tutto un casino. Tipo che non pulisco pavimento cucina e bagno da 10 giorni. Tipo che oggi a pranzo ho mangiato pastasciutta di ieri; intendo che questa pasta e` stata fatta, messa nel contenitore tipo tapperware, portata in giro tutto il giorno, non mangiata, messa in frigo, ripresa stamattina, messa in borsa, mangiata a pranzo. Essendo che era condita giusto con un po` d'olio e di parmigiano (perche` ovviamente non ho tempo di cucinarmi il sugo), era praticamente un incrocio fra un monoblocco di calcestruzzo e una enorme bigbabol lasciata attaccata sotto il banco dagli studenti dell'anno prima. Ve la raccomando.
Consapevolezza numero tre: questa settimana sta finendo e lunedi` e` vacanza.
Stasera quando tornero` a casa non avro` voglia di fare nulla, e mi mangero` dei succulenti Ramen a cottura rapida con aroma di gamberi. Se non prendo voti alti in questi esami mi trovate sul telegiornale (giovane rambo italiano in South Carolina).
Besos e grazie mille a tutti per i commenti, fa molto piacere! Magari piu` tardi faro` un bel post autocelebrativo :D
NOTA: Ho aggiunto i feed rss e atom.
E` venerdi` e sono le otto e mezza. Praticamente in questa enorme biblioteca ci sono solo io - immagino che non sia eticamente corretto studiare di venerdi` sera. C'e` un silenzio surreale, anche se sono al quarto piano, quello che normalemnte e` il piu` rumoroso, con studenti che vanno e vengono e grandi tavoloni in cui gruppi di giovani si mettono a studiare in cricca. Io stasera mi sono accalappiato questo bel tavolo e mi sono messo tranquillamente a lavorare a questo immondo malloppone che e` il test di Management of Continuous Improvement.
Devo ammettere che quando ti dicono che l'esame sara` "take home", cioe` te lo porti via e lo riporti svolto la settimana successiva, la cosa sembra piuttosto bella: il problema e` che trattasi di cinque pagine di roba da fare (escludendo i dati da analizzare, comodamente forniti in una tabellona di excel). Sono tutto il giorno che scrivo e saro` si e no a un terzo... Se a questo ci si aggiunge che la settimana prossima ho anche un altro esame e che devo oltretutto consegnare il progetto finale di un terzo esame, si intuisce che la mia situazione non e` proprio rilassata.
E infatti oggi niente palestra :(
Mi consola avere un bel tavolo tondo tutto per me. Ecco!
(per la serie: piccole soddisfazioni di un topo da biblioteca)

Sta per iniziare la lezione. Oggi non ne ho proprio voglia. Il lunedi` e` lunedi` anche dall'altra parte del mondo, c'e` poco da fare.