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Labirinti mentali di un trapiantato cronico

domenica, 30 aprile 2006

Perché smettiamo di scrivere poesie?
   Tutti, o quasi tutti, quando eravamo adolescenti o poco più abbiamo fatto qualche tentativo di scrivere poesie. Dopo qualche tempo smettiamo senza darcene una vera e propria ragione, senza neanche sentire il bisogno di una ragione. Semplicemente non lo facciamo più, come se fosse una tappa che ci possiamo buttare alle spalle, qualcosa di cui non abbiamo più bisogno. Forse perché sono troppo intime, e crescendo impariamo in fretta che è controproducente mostrarsi troppo o dare uno spazio troppo grande a sensazioni e emozioni. Così il linguaggio tecnico e preciso del nostro mestiere si sostituisce a quello evocativo e sfumato delle parole in versi. Molti smettono anche di leggerle.

   Oggi il vagare casuale nel mio Hard Disk mi ricorda che io ogni tanto ne scrivo ancora, e le lascio lì buttate senza troppi complimenti, capitandoci per caso nelle domeniche stanche e annoiate. Questa è di un paio d'anni fa.

Mi manca il tuo odore.
Non il tuo sguardo liquido,
o le tue parole, ora fredde e metalliche.
Il tuo odore
che mi ha acompagnato per così poco,
travolto da un risveglio troppo feroce
per poter godere degli ultimi battiti
tra un caffè e una corsa in aeroporto.
Mi manca quello che non ho avuto.
Il tempo di chi può dire "domani".
Vedi: gli incontri di una notte
sono ciò che avrebbero voluto essere,
sono attimi perfetti di incompletezza,
esplosioni i cui mille frammenti
illuminano nuove strade per un limpido istante.
E noi siamo un vincolo che non esiste,
mille storie che non sono mai state.
Siamo la distanza da ciò che non ci è mai appartenuto.
Solo un attimo ci lega, bella sconosciuta.
Una risata, un sospiro, mille stupide domande
e tre baci, dolci e frettolosi,
per il nostro commiato.

Postato da: dedalusk a 12:13 | link | commenti (13) |

sabato, 08 aprile 2006
Tornare

Un bel giro in moto mi ricorda altri validi motivi per tornare nella mia isoletta: i colori e gli odori della primavera che sta prorompendo. Poiché la mia moto è dal meccanico ho deciso di fare un giro di "collaudo" alla nuova moto di mio padre (una Motò Aprilia), in una classica Cagliari-Villasimius che, devo dire, mi è mancata molto nel mio soggiorno statunitense.

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Ecco la mia compagna di viaggio, simpatica e carina, non tanto rabbiosa ma ideale per un giretto rilassante.


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Un pò di mare, spiaggia e vegetazione: la tentazione di buttarmi in acqua era tanta, ma forse con giubbotto, stivali, pantaloni e paraschiena non era il caso.


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Ecco una fantastica foto "vintage" che si potrebbe chiamare - per voler essere originali - moto+piazzetta.


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Un bello scenario a lato della strada, il verde e le colline. Che dire: mi dispiace che dalle foto non si possano sentire i profumi.


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Le curve: un fenomeno completamente assente negli USA (sigh!).


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Ed ecco il vostro centauro preferito, col consueto charme e con il suo fare disinvolto, e con un quantitativo inusuale di capelli (nonché la tipica espressione cecata di chi si mette in posa controluce) :-D

Nel frattempo faccio un pò di esperimenti col template del blog, tanto per variare un pò.

Postato da: dedalusk a 11:04 | link | commenti (7) |

domenica, 02 aprile 2006

   Ho avuto un'eperienza che è stata insieme mistica e masochistica. Una di quelle esperienze che se fossi stato cattolico mi avrebbe garantito la santità, se fossi stato buddhista la buddhità, se fossi stato induista almeno un altro paio di braccia, se fossi stato mussulmano un centinaio di vergini nella prossima vita e se fossi stato Klingon l'ingresso sicuro nello Stovokor.
   Poiché in virtù della assenza di mezzi di comunicazione telefonici e telematici sono rimasto tagliato fuori dalle informazioni sulla campagna elettorale italiana, nonappena ho avuto una connessione ad internet e un pò di tempo ho deciso di rimediare. Grazie al servizio on demand della rai - raiclick tv - ho deciso di guardare le apparizioni da Bruno Vespa rispettivamente di Prodi e di Berlusconi. Di fila. Quattro ore di Vespa. Spero di poter effettuare una visita neurologica quanto prima, in modo da scoprire se ho subito danni permanenti al cervello.
   Questo in realtà avveniva diverse settimane fa, quindi vi risparmio le mie considerazioni sull'accaduto - anche perché nel frattempo vari impegni e i preparativi per la partenza mi hanno impedito di metterle giù in un quadro coerente. Mi basti dire che anche il semplice elenco degli argomenti trattati non fa ben sperare in nessuno dei due casi. Purtroppo per Berlusconi i dati eurostat (su cui lui stesso ha detto di fare affidamento) e le relazioni dell'UE e della banca mondiale gli danno torto, overossia ha banalmente mentito citando i dati sull'economia e né il suo avversario, né i giornalisti presenti hanno dato l'impressione di essersene accorti o di curarsene.

   Oltre alla impellente voglia di mettere una crocetta su un enorme lenzuolo di carta, ci sono tre cose che un italiano che è stato a lungo negli USA non vede l'ora di ritrovare al proprio rientro nella calda penisola: la mamma, la pizza e il bidet. La prima viene di solito incontrata direttamente all'arrivo in aeroporto oppure appena giunti a casa; l'italiano rincasato si lancia in una serie di smancerie e affettuosità in cui non avrebbe mai pensato di prodigarsi neanche a cinque anni: queso lascia spiazzata la mamma, ma alla fine viene apprezzato (il bambino è tornato a casa!).
   La pizza me la sono procurata il giorno dopo, alla prima cena disponibile, ed è stata una profonda riconciliazione coi gusti nostrani dei capperi e delle acciughe che hanno cancellato in un solo morso il ricordo del pepperoni, condimento favorito delle pizze d'oltreoceano.
   Per quanto riguarda il bidet... beh, qui potrei davero commuovermi. Agli occhi dello sventurato emigrante esso appare di una bellezza comparabile alle migliori opere del Bernini e di una funzionalità e utilità degne di un Leonardo. E sono abbracci, baci, lacrime e alla fine a suggello del tutto una gaia sciucquata alle parti più intime del proprio essere, in un tripudio di sciabordii e schiume profumate. Il mondo è così stupefacente che c'è qualcosa di cui essere grati persino ai francesi!

P.S. C'era un'altra cosa che aspettavo con trpidazione: un bel giro in moto. Senonché la mia Zucchina ha deciso di lasciarmi a piedi in quel di Quartu SE (si! in Sardegna abbiamo i comuni Second Edition, e allora?), con conseguente avanzamento a spinta e abbandonamento della moto medesima da un meccanico sconosciuto. Speriamo bene...

Postato da: dedalusk a 18:08 | link | commenti (4) |







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